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Il paziente diabetico

Il paziente diabetico

Sabato 13 febbraio 2016 si è tenuto a Bologna un aggiornamento sul trattamento del paziente diabetico. Si riportano di seguito alcune informazioni utili per i pazienti.

Malattia che colpisce il 5% della popolazione italiana. Prevalente nel sud Italia (Basilicata). Alto Adige è il meno colpito (D. tipo 2). Leggera prevalenza nel sesso femminile.

Il D. tipo 1 ha un’epidemiologia con variabilità geografica; in Italia più colpita è la Sardegna. Alta incidenza in nord-Europa. I maschi sono più colpiti rispetto alle femmine.

Alcuni fattori di rischio, collegati allo stile di vita, possono favorire l’insorgenza della malattia.

  1. Dieta ipercalorica
  2. Scarsa attività fisica
  3. Fumo
  4. Stress
  5. Alcool
  6. Allo stato attuale la malattia parodontale pare stia diventando il sesto fattore di rischio a sottolineare la stretta correlazione biunivoca fra queste due patologie.

Complicanze a lungo termine:

Macroangiopatia, microangiopatia, retinopatia, neuropatia, nefropatia, disfunzione erettile, difficoltà nella cicatrizzazione delle ferite, ulcera diabetica (piede diabetico), ripetute infezioni batteriche e micotiche, parodontopatia.

Terapia di primo livello consiste nella dieta ed attività fisica. In particolare l’attività fisica anche intensa (agonismo e sport di endurance) aumenta la sensibilità all’insulina (diabete tipo 2) e riduce la risposta autoimmune del diabete tipo 1 migliorando l’attività delle cellule β del pancreas. Ci sono atleti di alto livello, affetti da D tipo 1, che al top dello sforzo fisico (gare) non fanno insulina.

Terapia di secondo livello: ipoglicemizzanti orali (metformina) che agiscono inducendo un aumentato trofismo cellulare (soprattutto a livello del tessuto muscolare). La metformina avrebbe un’azione positiva sul tessuto parodontale (a livello sperimentale un’applicazione locale di un gel di metformina ha dimostrato un’azione positiva sulla parodontite). Se gli ipoglicemizzanti orali non sono sufficienti si passa alla somministrazione di insulina.

Diabete e cavo orale

I bambini affetti da Diabete tipo 1 presentano un maggiore accumulo di placca, maggiore infiammazione gengivale e permuta precoce rispetto ai bambini non diabetici (Dakovic e al.). Per quanto riguarda l’incidenza della carie ci sono dati non univoci. Tuttavia la xerostomia (assenza o riduzione nella produzione di saliva) porterebbe ad una minore presenza di perossidasi salivari (azione antibatterica) con conseguente maggiore facilità a contrarre la carie.

Nell’adulto, l’odontoiatra può svolgere un importante ruolo di intercettazione dei pazienti a rischio per diabete. Il riscontro di xerostomia (sindrome della bocca bruciante), carie diffusa (al colletto), candidosi (cheilite angolare, candidosi del dorso della lingua), lichen planus e parodontite può rappresentare un campanello d’allarme per un rischio di diabete e quindi si consiglia l’invio al medico curante per una valutazione approfondita del caso (dovrà essere presa in considerazione l’esecuzione di esami specifici quali FPG o fasting plasma glucose, glicemia e emoglobina glicata o HbA1c).

Se un paziente presenta un 26% o più di siti parodontali con profondità di tasca ≥ 5 mm e perdita di almeno 4 denti (esclusi gli ottavi) si consiglia l’esecuzione del test per l’emoglobina glicata.

Se il paziente sa di essere diabetico sarà importante riferire al dentista ogni particolare relativo alla malattia perché la correlazione con la malattia parodontale è molto stretta.

Terapia medica consigliata

La profilassi antibiotica (amoxicillina e acido clavulanico) deve essere fatta in caso di chirurgia implantare od estrattiva.

Terapia aggiuntiva consigliata riguarda l’assunzione di Arnica 30 gocce al dì per 10 giorni cominciando 3 g. prima dell’intervento per ridurre l’edema post-operatorio.

Wobenzym vital (integratore per tessuto osseo, cartilagini e muscoli) a base bromelina, papaina, tripsina, chimotripsina, vitamina c, d e vitis vinifera. Due compresse 2 volte al dì (lontano dai pasti) per 7 giorni.

Ibuprofene come antidolorifico.

La chirurgia deve essere sempre fatta nelle prime ore del mattino (dopo colazione per evitare ipoglicemia).

Il paziente, prima di un intervento lungo o stressante, deve prima misurare la glicemia e se i valori sono superiori a 250 mg/dl l’intervento deve essere rimandato.

Il paziente non deve aspettare in sala d’attesa per non incrementare lo stress e deve portarsi dietro il suo kit per FPG. Il rischio più grave è la crisi ipoglicemica che va contrastata con zucchero in polvere o succhi di frutta.

Nel post-operatorio l’apporto calorico deve rimanere lo stesso, cambiare solo la consistenza dei cibi. Controindicato assumere cortisone per controllare eventuale edema post-operatorio.

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